Confprofessioni in occasione dell’incontro tra le parti sociali e le istituzioni in occasione degli “STATI GENERALI DELL’ECONOMIA” ha presentato un documento articolato che recepisce le richieste formulate congiuntamente dalle sei Associazioni dell’Area Territorio e Ambiente di Confprofessioni: ALA ASSOARCHITETTI – ASSOINGEGNERI – ANTEC – FIDAF – INARSIND –SINGEOP

Per un rilancio duraturo
Il Position Paper di ConfProfessioni sul piano illustrato dal Presidente
del Consiglio alle parti sociali durante gli Stati Generali dell’economia del Giugno 2020
Verso la manovra economica 2021


Gli Stati Generali dell’economia organizzati nello scorso mese di Giugno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno rappresentato un utile e costruttivo momento di ascolto e dialogo tra istituzioni e parti sociali sull’agenda economica e sociale che
Parlamento e Governo sono chiamati a determinare, a partire dai prossimi provvedimenti allo studio e poi, più compiutamente, nella prossima legge di bilancio.
ConfProfessioni ha partecipato al confronto nella consapevolezza del momento delicatissimo che l’economia italiana sta attraversando: la crisi determinata dall’epidemia è infatti intervenuta su una realtà già fragile in termini di crescita e di equità e coesione sociale.

DODICI ANNI DI CRISI CONGIUNTURALE DELLE PROFESSIONI DELL’AREA TERRITORIO E AMBIENTE E IL COVID-19

1.0 PREMESSA

  1. L’ultradecennale grave crisi dell’industria, dell’agricoltura e delle costruzioni ha comportato una contrazione del mercato talmente rilevante, da aver prodotto la chiusura di un elevato numero di studi professionali, con relativa perdita di saperi, esperienze e posti di lavoro (perdute 120.000 imprese e 600.000 posti di lavoro).
  2. La deregolamentazione selvaggia del mercato del lavoro delle professioni del territorio, giustificata dal mito della concorrenza senza regole, ha generato la perdita di ogni dignitoso e coerente rapporto tra il compenso professionale e la responsabilità e l’importanza delle prestazioni svolte, sul piano della sicurezza, della salute pubblica, del benessere, della qualità ambientale, paesaggistica, dell’innovazione, dell’ottimizzazione energetica e della vita dei cittadini italiani.
  3. L’apparato normativo e procedimentale riferito all’urbanistica, all’edilizia e ai lavori pubblici, si è dilatato e complicato a tal punto, che si è tramutato da garanzia di trasparenza, a un fattore produttore di conflitti, sovrapposizione di competenze tra l’apparato tecnico pubblico e quello professionale privato, che costituisce di per sé un ostacolo allo sviluppo economico del Paese, causando costi sociali molto alti; il sistema burocratico che ne è derivato, da un lato ingessa ogni iniziativa privata e dall’altro impedisce la tempestiva realizzazione anche delle opere pubbliche, e contemporaneamente ostacola le iniziative dei soggetti privati, causando una paralisi burocratico-amministrativa, che spalanca le porte alla corruzione e all’illegalità e inibisce lo sviluppo del sistema produttivo.
  4. L’alterno atteggiamento degli indirizzi politici verso il settore libero professionale ha fatto si che ad una legge volta a favorire l’aggregazione professionale, finalizzata alla maggiore capacità organizzativa, sia seguito un “regime fiscale agevolato” non applicabile alle strutture professionali associate, creando discriminazioni tra i singoli professionisti e quelli associati alterando le regole basilari del libero mercato, e che, di fatto, suggerisce il ricorso alla disaggregazione delle strutture degli studi professionali, al fine di contenere l’entità della pressione fiscale.
  5. La Pandemia COVID-19 ha ulteriormente e pesantemente aggravato la crisi sofferta dai liberi professionisti dell’Area Territorio e Ambiente: per effetto delle misure restrittive resesi necessarie per limitare la diffusione del virus, la larga maggioranza degli studi professionali è stata costretta alla chiusura pressoché totale, in quanto le attività professionali sono costituite prevalentemente da relazioni interpersonali dirette (incontri, appuntamenti, sopralluoghi, visite etc.) che non possono essere gestite soltanto in smart working.
  1. LA COMPETENZA DELLE LIBERE PROFESSIONI DELL’AREA TERRITORIO E AMBIENTE

2.1 Nonostante la crisi sofferta, il settore delle costruzioni, l’industria e l’agricoltura ricoprono ancora un ruolo preminente nel sistema economico nazionale, producendo un essenziale “effetto trainante” dell’economia interna e delle esportazioni, anche per effetto dell’ampia filiera che determinano.

In questo ambito le professioni dell’area territorio e ambiente rappresentano una componente irrinunciabile, per il fondamentale contributo di competenza e innovazione che hanno sempre fornito.

2.2 È necessario oggi più che mai che lo Stato, e per esso il Governo, riaffermi che le competenze culturali, scientifiche e tecniche di cui i liberi professionisti italiani sono portatori rappresentano una risorsa inalienabile del Paese, per l’alto contributo fornito sul piano:

a. economico, anche nella sua accezione più green, sia in termini di contribuzione diretta, sia per le ricadute prodotte dai servizi di alta qualità, offerti all’industria, al settore dell’agricoltura e delle costruzioni;

b. sociale, per la maggiore sicurezza, salute pubblica, benessere, qualità della vita e qualità ambientale e paesaggistica, ed efficienza energetica, assicurati alla popolazione dall’applicazione delle specifiche competenze possedute, nel rispetto della legislazione nazionale e regionale;

c. culturale, dal momento che i liberi professionisti del territorio da sempre sono chiamati:

  • ad immaginare il futuro e a trasferire in esso la cultura del passato e del presente, così da costruire ambienti di vita, lavoro, svago efficienti ed innovativi, paesaggi naturali o artificiali di pregio, e nuovi rapporti tra uomo e ambiente;
  • ad assicurare la salvaguardia dell’ambiente, del territorio e dei beni architettonici che ci provengono dalla storia e che costituiscono un patrimonio da valorizzare.

Pertanto, nell’attuale fase emergenziale, la somma delle competenze possedute dalle libere professioni del Territorio e dell’Ambiente deve essere salvaguardata nell’interesse primario del Paese, attraverso l’attivazione di una concreta azione di sostegno economico dello Stato, in modo che siano evitati:

  • la perdita di saperi e conoscenze, recuperabili solo con costi elevati e in tempi significativi;
  • la perdita di posti di lavoro;
  • la riduzione delle entrate fiscali;
  • la mancata utilizzazione di qualificate risorse umane, la cui formazione ha rappresentato un rilevante costo per lo Stato e per le famiglie italiane;
  • il dissesto del territorio e gli squilibri ambientali.

3.0 INTERVENTI D’EMERGENZA PER LA RIPRESA DELL’INDUSTRIA, DELL’AGRICOLTURA E DEL COMPARTO DELLE COSTRUZIONI: IL SOSTEGNO DELLE LIBERE PROFESSIONI PER LA SOPRAVVIVENZA DI SAPERI E CONOSCENZE

Il blocco dell’attività degli studi professionali prodotto dall’emergenza sanitaria si è già trasformato in un emergenza economica, che produrrà per un lungo periodo un ulteriore drastico calo dei fatturati, con le comprensibili gravi ripercussioni sui flussi di cassa e dunque sulla liquidità disponibile per far fronte alla crisi, non avendo gli studi potuto godere se non in modo marginale, di ammortizzatori sociali o di contributi capaci di apportare un concreto sostegno, salvo che a talune limitate “fasce di reddito”.

È altresì di tutta evidenza la necessità di intervenire con la dovuta tempestività ed ampiezza, così che nessun libero professionista tecnico sia lasciato indietro.

A tale fine si propone:

  • l’attivazione immediata di un piano di sostegno economico a fondo perduto, rivolto al comparto produttivo rappresentato dai liberi professionisti tecnici, che oggi si vedono esclusi, così da poter fornire la liquidità necessaria alla ripresa e alla sopravvivenza stessa dell’attività, che altrimenti soccomberebbe in tempi brevi, sotto il peso dell’indebitamento da prestiti;
  • l’attivazione urgente di procedure per il saldo dei pagamenti dovuti dalla Pubblica Amministrazione ai liberi professionisti che hanno espletato gli incarichi professionali conferiti;
  • l’attivazione del risarcimento immediato del danno da mancato lavoro, causa quarantena e introduzione del congedo straordinario, a tutela dei tempi di vita-lavoro e parentali;
  • l’adozione di efficaci agevolazioni per promuovere, con dotazioni e logistica, lo smart working, con relativi finanziamenti per investimenti, formazione e provvista della liquidità connessa;
  • Che almeno fino al 31.12.2021:
    1. siano stipulati specifici accordi tra Governo e Associazione Bancaria Italiana in cui sia stabilito che le notule pro forma o le fatture emesse dai liberi professionisti tecnici ad Enti Pubblici possano essere anticipate dagli istituti bancari per il loro intero importo e senza applicazione di costi per tali operazioni;
    2. la sospensione dei versamenti per le attività dei liberi professionisti e del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti di qualsiasi genere, erogati da banche e da intermediari finanziari;
    3. la moratoria di tasse, adempimenti tributari, contributivi e assistenziali;
  • Che almeno fino al 31.12.2025:
    1. l’affidamento degli incarichi di studio, analisi, progettazione, direzione dei lavori e collaudo delle opere pubbliche debba essere esclusivamente attribuito ai liberi professionisti tecnici abilitati ai sensi delle vigenti norme, attività questa incompatibile con il ruolo dei dipendenti tecnici della P.A., ai quali spettano i compiti di programmazione, gestione e controllo delle OO.PP., di RUP e simili;
    2. per l’affidamento degli incarichi professionali assegnati dalle P.A. ai Liberi Professionisti Tecnici, tra i criteri di aggiudicazione non possa più essere prevista l’offerta di ribasso degli onorari, al di sotto dei “parametri” emanati con D.M. n. 143 del 31/10/2013, che devono definire il minimo dell’equo compenso, indipendentemente dalle modalità procedurali di conferimento degli incarichi;
    3. la partecipazione alle gare per l’affidamento di incarichi professionali richieda:
  1. circa i requisiti economico-finanziari: fatturato globale riferito ai servizi dei migliori cinque anni degli ultimi quindici esercizi, antecedenti alla pubblicazione del bando di gara;
  2. circa i requisiti tecnico-organizzativi: dovrà essere eliminato ogni riferimento temporale e la capacità tecnica dovrà essere riferita all’intera carriera del professionista, o almeno agli ultimi quindici anni;
  3. circa i requisiti dei servizi di punta: la capacità tecnica sarà dimostrata dall’avvenuto espletamento di servizi appartenenti alle stesse categorie e classi di quelli oggetto di gara o aventi maggiore complessità;
  • gli incarichi di progettazione conferiti dalle P.A. e le relative DD.LL. siano assegnati in continuità, al medesimo professionista;
  • l’importo limite per l’affidamento diretto degli incarichi assegnati dalle P.A. ai Liberi Professionisti Tecnici, sia elevato alla soglia comunitaria (€ 220.000,00);
  • sia creato un fondo di rotazione permanente, garantito dallo Stato e finalizzato a coprire le spese per la redazione di progetti di opere pubbliche, contenute in programmi pluriennali appositamente redatti, così da assicurare quella progettualità, adeguata e non affrettata, posta alla base della rapida attuazione delle opere pubbliche;
  • sia introdotta una proroga, pari ad almeno un anno, del termine indicato al comma 1 – seconda e terza fattispecie – dell’Art. 2 delle NTC 2018, per eliminare i danni causati dai ritardi prodotti dall’emergenza sanitaria, che potrebbero differire oltre detto termine l’inizio di lavori pubblici le cui opere strutturali sono state dimensionate utilizzando la previgente normativa, di fatto rendendo indispensabile la redazione di un nuovo progetto.

4.0 AZIONI URGENTI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA NAZIONALE

  1. Posta a base la necessità d’implementare le azioni di tutela del territorio, riducendo i rischi di natura geologica, con effetti positivi sulla qualità della vita e dei luoghi e quindi anche sulla bellezza del Paese, per il rilancio dell’economia è necessario un Piano Nazionale d’investimenti pubblici per innovazione e opere pubbliche e d’incentivazione agli investimenti privati, rivolto alla realizzazione d’interventi di manutenzione, messa in sicurezza, ottimizzazione energetica, d’innovazione e di valorizzazione del territorio, d’infrastrutturazione fisica e digitale, di rinaturalizzazione, recupero dei centri storici e riqualificazione urbana, quest’ultima attuata intervenendo sulcostruito e finalizzata alla messa in sicurezza del patrimonio immobiliare pubblico, come pure all’attuazione di nuovi interventi per servizi pubblici essenziali (scuole, ospedali, carceri etc.) e per l’edilizia residenziale pubblica.
  2. È evidente che l’attuazione urgente del Piano Nazionale degli Investimenti, per quanto riguarda le opere pubbliche, se gestita con il vigente Codice dei Contratti, produrrebbe la sicura implosione del sistema, sotto il carico d’impegni che si riverserebbero sull’apparato burocratico. Pertanto, in attesa di un’ampia riforma delle normative di settore, si rende indispensabile la sospensione per 5 anni del Codice dei Contratti Pubblici, nelle parti riferite alle procedure di espletamento della gara e di successiva assegnazione e gestione degli appalti per lavori, norme che potranno essere sostituite:

a. per le Grandi opere pubbliche attraverso la nomina di Commissari Straordinari e relativa attribuzione di poteri, di cui all’Articolo 4 del DL n. 32/2019;

b. per gli altri appalti, con riferimento immediato alla Direttiva UE 24/2014, rendendo stabile l’inversione procedimentale.

In tutti i casi si dovrà provvedere ad eliminare il contributo ad ANAC, sia per le stazioni appaltanti, sia per gli operatori economici.

  1. Dovrà essere eliminata ogni regola che produce situazioni di disparità di applicazione di regime fiscale, estendendo anche ai professionisti associati la possibilità di avvalersi dello stesso regime fiscale agevolato riservato ai professionisti singoli.
  2. Dovrà essere introdotto con urgenza un sistema di equo compenso, che preveda valori minimi per le prestazioni professionali, anche per la committenza privata, valori anche deducibili dal D.M. n. 143 del 31/10/2013; in tal modo sarà riequilibrato il rapporto tra i compensi professionali e le responsabilità e l’importanza sociale delle prestazioni svolte, sul piano della sicurezza, della salute pubblica, del benessere, della qualità ambientale, paesaggistica e della vita dei cittadini italiani.
  3. Dovranno essere aumentati i benefici fiscali e il tetto di spesa, in caso di esecuzione di interventi antisismici (sismabonus) e/o di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici (ecobonus) prevedendo:

a. l’omogeneizzazione delle percentuali previste per una o più unità immobiliari;

b. la defiscalizzazione totale in caso di demolizione e ricostruzione di edifici non ricompresi nei centri storici e non rilevanti ai fini architettonici, al fine di favorire i processi di rinnovamento immobiliare;

c. in caso d’interventi del tipo ecobonus o ecobonus + sismabonus, attuati con “cessione del credito”, sia previsto che l’aliquota dell’importo lavori non assoggettata a cessione del credito possa essere oggetto di deducibilità in cinque anni, da parte dei committenti i lavori (defiscalizzazione totale differita);

6. Dovrà essere prevista l’estensione dei benefici fiscali per interventi del tipo ecobonus e/o sismabonus eseguiti su edifici aventi destinazione d’uso non residenziale;

7. Dovranno essere individuati nuovi strumenti capaci di incentivare la partecipazione dei soggetti privati agli interventi di riqualificazione edilizia, energetica e urbana, mediante strategie pubblico-private di ampio respiro, con validità almeno decennale.

8. Eliminazione di tutte le disparità di trattamento e di accesso ai contributi e partecipazione a bandi tra i liberi professionisti e le imprese, come ad esempio: bonus sanificazione, al quale i professionisti non possono accedere; bando “IO RESTO AL SUD” al quale le imprese possono accedere nei primi 36 mesi di attività, mentre i professionisti solo per 12 mesi; contributo di sostegno al reddito; contributi a fondo perduto COVID 19.

  1. SEMPLIFICAZIONE, DE-LEGIFICAZIONE, SUSSIDIARIETA’

La legislazione urbanistica ed edilizia

Lo stato attuale del corpus legislativo e regolamentare, con i suoi effetti sul piano economico e sociale è ormai talmente critico e disarticolato, da rendere indispensabile, per il suo rilancio, la volontà delle forze governative di effettuare riforme sostanziali e coraggiose, che possono avvalersi anche della cultura della libera professione, che ha capacità ed esperienza di assumersi responsabilità e di risolvere problemi.

Una volta raggiunto questo irrinunciabile traguardo sarà possibile generalizzare il principio di sussidiarietà offerta agli enti pubblici dai liberi professionisti, che potranno assumersi integralmente la responsabilità dei processi edilizi, con patti resi chiari e con competenze riconosciute anche economicamente.

Ciò permetterà di riservare agli Enti i compiti di programmazione, gestione economica e controllo dei procedimenti, con i relativi risparmi in termini di costi e di miglioramento dell’efficienza dei servizi resi.

In quest’ottica, per l’efficienza del nostro sistema, gli interventi che riteniamo essenziali sono:

1. un’attività di delegificazione, specificatamente indirizzata all’annullamento di ogni forma di duplicazione delle competenze, con particolare riferimento alla fattispecie bis in idem così che sia riaffermato il diritto a non essere regolati, giudicati e poi puniti due volte per lo stesso fatto (esempio nei Contratti Pubblici: sovrapposizioni tra sanzioni dell’AGCM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dell’ANAC). Ciò consentirà che:

  • che per il rilascio del Permesso di Costruire i Comuni eseguano le sole istruttorie urbanistica, edilizia e geologica; gli aspetti relativi agli impianti tecnologici, energetici, acustici, sismici e di sicurezza saranno assoggettati ad autocertificazione asseverata del professionista e custoditi in cantiere, salvo gli aspetti antisismici, che saranno depositati presso gli Enti Regionali:
  • il disaccoppiamento dei procedimenti Paesaggistico da una parte e Edilizio dall’altra, in modo che il procedimento dell’autorizzazione paesaggistica e quello edilizio procedano in parallelo, ricongiungendosi prima del rilascio del titolo abilitativo;
  • la facilitazione dei cambi di destinazione d’uso in ambito urbano, senza applicazione di oneri concessori e prevedendo il solo reperimento delle dotazioni territoriali e funzionali, nel caso in cui l’aumento del carico urbanistico sia superiore ad un valore di soglia, da individuarsi normativamente;
  • di consentire l’insediamento di attività di ristorazione e di servizi (studi professionali, ambulatoriali, residenza, ecc.), anche negli edifici esistenti nel territorio agricolo e non più funzionali alla conduzione dei fondi, inserendo apposite indicazioni nelle norme che regolano la pianificazione urbanistica generale.
  1. una nuova Legge Urbanistica Nazionale di soli principi, non procedurale, che dovrebbe dare soltanto chiari indirizzi, sostituendosi al coacervo delle leggi regionali attuali;
  2. una sostanziale riscrittura della normativa sulla sicurezza e salute, soprattutto nei cantieri edili, per eliminare i fardelli burocratici e rendere veramente efficace la sicurezza, sull’esempio del modello anglosassone, che propone semplici linee guida ma alta specializzazione sulla sicurezza per ogni singola fase delle attività, con controllo costante interno e sanzioni che penalizzano, in caso di inadempienza, la qualificazione professionale degli addetti.
  3. la modificazione sostanziale della “legge Bassanini bis”, al fine di permettere un collegamento non procedimentale fra direttiva politica e progetto, eliminando i momenti di impasse o le situazioni di veto burocratico, chiarendo i ruoli e rafforzando l’imparzialità della burocrazia rispetto alla politica.
  4. la redazione di una nuova stesura del Codice dei Contratti Pubblici, con l’attiva partecipazione dei liberi professionisti tecnici, con il quale si dovrà provvedere al ridisegno dell’architettura decisionale e alla semplificazione e sburocratizzazione dei procedimenti, evitando quella frammentazione di questi ultimi, che conduce alla moltiplicazione degli obblighi e degli adempimenti, che producono solo oneri e ritardi, senza apportare un utile contributo alla qualità delle opere, alla lotta alla corruzione e, in generale, all’efficacia della governance.

La Professione Libera o la Professione Dipendente

In questo specifico settore è necessaria l’emanazione di norme rivolte alla:

  1. promozione dell’aggregazione e dell’innovazione degli studi professionali. Gli studi devono essere parificati in tutte le circostanze alle piccole imprese, secondo quando indicato dalle norme europee; servono allo scopo, come per le imprese, interventi di sostegno economico, per il mantenimento delle attività professionali e quindi dei saperi e dei posti di lavoro.
  2. riforma e modernizzazione delle regole che disciplinano le professioni, con identificazione della modalità di esercizio della professione e precisazione degli ambiti d’incompatibilità tra la professione libera e la professione dipendente, in ambito pubblico e privato.

Roma, 13 giugno 2020.


Firmato:
ALA ASSOARCHITETTI: Bruno Gabbiani (architetti, ingegneri, pianificatori, paesaggisti, conservatori, designer);
ASSO INGEGNERI-ARCHITETTI: Maria Pungetti (ingegneri, architetti);
ANTEC: Amos Giardino (periti industriali, periti agrari, agrotecnici, geometri);
INARSIND: Roberto Rezzola (ingegneri, architetti);
FIDAF: Andrea Sonnino (dottori in Scienze Agrarie e Forestali);
SINGEOP: Guglielmo Emanuele (geologi).

Nella foto: Maurizio Marrone Assessore Regionale, Walter Cavrenghi Presidente Confprofessioni Piemonte, Amos Giardino Presidente Nazionale ANTEC

La delegazione di Confprofessioni Piemonte, Composta dal Presidente Walter Cavrenghi e Amos Giardino, è stata ricevuta da Maurizio Marrone, Assessore Regionale per i rapporti con il Consiglio regionale, Delegificazione e semplificazione dei percorsi amministrativi, Affari legali e Contenzioso, Emigrazione, Cooperazione internazionale e Post olimpico, si è parlato del ruolo dei professionisti ordinistici nella ripresa post COVID-19 e della semplificazione amministrativa necessaria per la ripartenza del Piemonte.

Confprofessioni

Nota Confprofessioni su indagine liquidità

Il 95% delle imprese ha richiesto prestiti per fronteggiare l’emergenza da Covid -19. Ma le banche traccheggiano, ritardando i tempi di erogazione, moltiplicando la documentazione da esibire fino a piazzare polizze assicurative agganciate alla concessione dei finanziamenti garantiti dallo Stato. Ecco che cosa emerge dal questionario di Confprofessioni che ha coinvolto oltre 900 giovani professionisti al fianco di oltre 15 mila imprese negli ultimi due mesi di pandemia
Milano, 3 giugno 2020.  Decreto liquidità a secco. Se il 95% delle imprese ha richiesto prestiti, prevalentemente sotto i 25 mila euro, contando sulle garanzie dello Stato, le banche hanno risposto alzando un muro di burocrazia che, di fatto, ha chiuso i rubinetti del credito, pregiudicando seriamente la continuità aziendale di migliaia di imprese, già compromessa da oltre tre mesi di inattività a causa del Coronavirus.

È quanto emerge da una survey promossa da Confprofessioni, in collaborazione con l’Unione Nazionale Giovani dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (UNGDCEC), che ha coinvolto oltre 900 commercialisti che, negli ultimi due mesi, hanno affiancato circa 15 mila imprese nella gestione dei finanziamenti richiesti alle banche. Il sondaggio punta ad analizzare l’attività, i tempi di erogazione dei prestiti alle imprese e i comportamenti del sistema bancario per favorire l’accesso al credito, alla luce del decreto del decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020 che, attraverso il Fondo di garanzia per le Pmi, garantisce (sulla carta) fino a 100 miliardi di euro di liquidità al sistema produttivo italiano colpito dalla pandemia.

Che cosa dice il decreto liquidità. Come noto, il decreto prevede una garanzia al 100% per i finanziamenti fino a 25 mila euro, senza alcuna valutazione del merito creditizio. Per i prestiti fino a 800 mila euro, invece, viene richiesta una valutazione e la garanzia dello Stato arriva fino al 90% e il restante 10% può essere coperto dai Confidi. Il decreto prevede inoltre lo snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo di Garanzia per le Pmi e favorire così la ripartenza del sistema produttivo dopo l’emergenza sanitaria causata dal Covid – 19. Ma è andata proprio così? 

La fotografia di Confprofessioni. A distanza di quasi due mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto liquidità, la fotografia di Confprofessioni porta a galla le criticità endemiche di un sistema bancario che, salvo rare eccezioni, ha mostrato una certa riluttanza ad applicare le misure contenute nel decreto liquidità, disattendendo l’invito dell’Associazione bancaria italiana alla semplificazione e alla rapidità di erogazione dei prestiti. Non solo. Dal sentiment dei giovani commercialisti emerge poi un quadro ancor più impressionante, dove la dilatazione dei tempi di erogazione si sovrappone alla richiesta di valutazioni di merito creditizio non contemplate dal decreto liquidità; dove la domanda di liquidità delle imprese viene dirottata per compensare debiti pregressi. 

E le sorprese non finiscono qui perché – come segnalano i commercialisti coinvolti nella survey di Confprofessioni – la quasi totalità degli imprenditori che ha richiesto un prestito ha dovuto, nonostante il lockdown, esibire documenti e superare istruttorie e  non sono isolati i casi nei quali le banche abbiano richiesto situazioni prospettiche relative al 2020, la presentazione di garanzie personali per la parte non coperta dalla garanzia statale o agganciato alla concessione del credito la vendita di prodotti come il Pos o polizze vita. Risultato: dopo una trafila di 30-40 giorni, le imprese che sono riuscite ad attraversare il labirinto burocratico degli istituti di credito si contano sulle dita di una mano. A oggi dicono i giovani commercialisti, sono pochissime le erogazioni sotto i 25 mila euro, nessuna sopra i 25 mila euro. Un dato che non meraviglia poiché alcuni istituti bancari hanno rifiutato l’accesso al credito per la “non convenienza dell’operazione”.


Il sondaggio sull’accesso al credito con garanzie previste dal decreto liquidità

1) I vostri clienti hanno fatto ricorso al credito utilizzando le garanzie previste dal DECRETO-LEGGE 8 aprile 2020, n. 23 (Decreto liquidità)?
 

La prima domanda del sondaggio mira a valutare l’interesse delle imprese rispetto alle misure introdotte dal Governo con il decreto liquidità. Su un campione di 15 mila imprese, il 95% degli imprenditori ha fatto richiesta di credito, la gran parte sotto i 25 mila euro, smentendo le critiche e i dubbi di scarso interesse da parte delle imprese che hanno accompagnato i primi passi delle misure governative.

2) Per richieste di prestito superiori ai 25.000 euro qual è stata la tempistica media di evasione della pratica?
 


Il secondo quesito entra nel vivo di una delle principali criticità della concessione del credito: i tempi di erogazione dei prestiti superiori a 25 mila euro. Nel 93% dei casi le risposte hanno superato i 15 giorni di tempo. Il dato va integrato con le 355 note aggiuntive (si veda il punto 5 del questionario), dalle quali emerge come i tempi medi per evadere una pratica si attestino tra i 30 e i 40 giorni, sempre nel caso di risposta positiva


3) Per richieste di prestito inferiori ai 25.000 euro con garanzia al 100% da parte del Fondo Centrale di Garanzia, le Banche, pur dovendosi limitare solo a trasferire il modello compilato, hanno in qualche caso aggiunto anche una valutazione del beneficiario o altri motivi di rallentamento?

 

La terza domanda del questionario è riferita alle richieste di prestito inferiori a 25 mila euro, coperti al 100% dalla garanzia dello Stato. In questi casi, sebbene la funzione degli istituti di credito sia limitata a trasferire il modello compilato al Fondo di garanzia, nel 90% dei casi le banche hanno richiesto documenti non previsti e hanno aggiunto valutazioni di merito, non dovute, sui beneficiari


4) Il credito erogato è stato in qualche caso integrativo (cioè a compensazione di esposizione debitorie preesistenti verso le medesime banche eroganti) o aggiuntivo?
 

La quarta domanda del sondaggio mira a capire come le banche abbiano gestito le finalità del prestito richiesto dalle imprese. Se nel 64% dei casi il credito erogato risulta aggiuntivo, nel 36% dei casi il credito concesso è servito a coprire, parzialmente o totalmente, un’esposizione debitoria pregressa del richiedente, così vanificando il contenuto della misura governativa.


5) Eventuali ulteriori problematiche impreviste da segnalare? (domanda a risposta aperta)

Sono oltre 355 le note facoltative dei giovani commercialisti riferite al punto 5 del questionario (domanda a risposta aperta). In estrema sintesi, le osservazioni dei professionisti confermano la richiesta di documentazione ulteriore rispetto a quella prevista dal decreto, in alcuni casi anche situazioni prospettiche relative al 2020 e tempi lunghissimi per l’erogazione (ad oggi pochissime erogazioni sotto i 25.000 euro e quasi nessuna sopra i 25.000 euro). Ma le problematiche segnalate non si fermano qui e spaziano dalla richiesta di garanzie personali per la parte non coperta da garanzia statale, alla vendita di prodotti abbinati alla concessione del credito (POS, assicurazione sulla vita…).  In alcuni casi gli istituti bancari interpellati sono entrati nel merito creditizio dei clienti procedendo ad istruttorie per valutare la loro posizione bancaria. In altri hanno rifiutato l’accesso al credito per la non convenienza dell’operazione.

Il commento del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella.
«La survey sull’accesso al credito dopo il varo del decreto liquidità, che abbiamo realizzato grazie alla collaborazione dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti, vuole essere una risposta alle numerose segnalazioni che ci sono pervenute dai professionisti che denunciavano i ritardi e le lungaggini burocratiche del sistema bancario. I risultati che emergono da questa indagine sul campo sono inequivocabili. Con queste premesse è fuori discussione che le attese di liquidità e di tempestiva collaborazione sono state in gran parte disattese dal sistema bancario. 

Il commento dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.
«Non è un mistero che la gran parte delle aziende italiane sia sottocapitalizzata e banca-dipendente. È un problema strutturale del sistema delle piccole e medie imprese, che si è paurosamente allargato a seguito della crisi economica da Covid – 19, coinvolgendo anche aziende sane e con buone prospettive di mercato» afferma Raffaele Loprete, segretario dell’UNGDEC e coordinatore della Consulta giovani di Confprofessioni.  «L’intervento del Governo per iniettare liquidità nel sistema produttivo tuttavia si scontra con le difficoltà del sistema bancario che rischia, a sua volta, di pagare un contributo altissimo alla pandemia in termini di profitti. Non ci meraviglia più di tanto, dunque, l’atteggiamento delle banche, sempre più restie a concedere finanziamenti alle imprese, anche a fronte di una garanzia dello Stato, ma crediamo si tratti di una strategia miope che rischia di mettere in ginocchio l’intero tessuto economico del nostro Paese» il monito di Matteo De Lise, presidente dell’UNGDCEC.

In audizione alla Commissione Bilancio della Camera, la Confederazione presieduta da Gaetano Stella mette in fila pregi e difetti del provvedimento: dal rimborso dei dpi al contributo a fondo perduto, dagli appalti pubblici all’Ecobonus, dagli ammortizzatori sociali alla patrimonializzazione delle imprese. Il coordinatore Andrea Dili: c’è ancora molta strada da fare per l’equità sociale.

«Perché, a parità di condizioni, un piccolo imprenditore ha diritto al sostegno al reddito e un libero professionista no?». Oggi, durante l’audizione in Commissione Bilancio della Camera, dove si sta discutendo il decreto rilancio, Andrea Dili, coordinatore dell’Assemblea dei presidenti regionali di Confprofessioni, ha evidenziato la diversità di trattamento riservata ai professionisti rispetto agli altri operatori economici illustrando, numeri alla mano, tale discrasia. Ma non solo.

L’intervento di Confprofessioni ha toccato vari temi. A cominciare dagli interventi sull’Irap che «determineranno, per soggetti con la stessa base imponibile per il 2019, una imposta diversa, a seconda dell’ammontare degli acconti. Un effetto “distorsivo” che favorisce i soggetti con una dinamica crescente del valore della produzione netta». Sul fronte degli appalti, viene ribadita l’urgenza di ripensare nel codice dei contratti pubblici le procedure di affidamento, il regime delle responsabilità e la disciplina delle “micro-gare”. Molto bene l’Ecobonus per rilanciare il settore dell’edilizia, ma deve essere assicurata la cessione del credito fiscale da parte delle imprese realizzatrici e allargato l’incentivo agli interventi di efficientamento dei consumi degli edifici energivori, soprattutto quelli più colpiti dalla crisi (alberghi, stabilimenti industriali, cliniche…).

Perplessità sul “tax credit vacanze”, che posticipa l’incasso delle somme per i gestori delle strutture ricettive. Più utile sarebbe, come già proposto da Confprofessioni, «una imposta sostitutiva di Irpef (o Ires), addizionali e Irap al 5%, per 5 anni, a favore di tutti gli operatori del settore». Dubbi anche sul sistema degli ammortizzatori sociali, per effetto dell’intervallo temporale tra le prime 5 settimane e le successive 4 previste dal nuovo decreto. Confprofessioni interviene anche sul rafforzamento patrimoniale delle imprese, sottolineando però che la soglia prevista dal decreto rilancio (5 milioni di euro di ricavi) taglia fuori più del 95% delle imprese del nostro Paese, mentre è necessario che questi incentivi raggiungano la realtà della Pmi.

Inaccettabile infine l’esclusione dei professionisti dal contributo a fondo perduto previsto per gli imprenditori. «Garantire equità e coesione sociale passa anche dall’assicurare a tutti i soggetti economici, indipendentemente dalla forma giuridica, lo stesso trattamento se si trovano nelle medesime condizioni. Per questo ci aspettiamo che il Parlamento ponga rimedio a questa ingiusta sperequazione».