In audizione alla Commissione Bilancio della Camera, la Confederazione presieduta da Gaetano Stella mette in fila pregi e difetti del provvedimento: dal rimborso dei dpi al contributo a fondo perduto, dagli appalti pubblici all’Ecobonus, dagli ammortizzatori sociali alla patrimonializzazione delle imprese. Il coordinatore Andrea Dili: c’è ancora molta strada da fare per l’equità sociale.

«Perché, a parità di condizioni, un piccolo imprenditore ha diritto al sostegno al reddito e un libero professionista no?». Oggi, durante l’audizione in Commissione Bilancio della Camera, dove si sta discutendo il decreto rilancio, Andrea Dili, coordinatore dell’Assemblea dei presidenti regionali di Confprofessioni, ha evidenziato la diversità di trattamento riservata ai professionisti rispetto agli altri operatori economici illustrando, numeri alla mano, tale discrasia. Ma non solo.

L’intervento di Confprofessioni ha toccato vari temi. A cominciare dagli interventi sull’Irap che «determineranno, per soggetti con la stessa base imponibile per il 2019, una imposta diversa, a seconda dell’ammontare degli acconti. Un effetto “distorsivo” che favorisce i soggetti con una dinamica crescente del valore della produzione netta». Sul fronte degli appalti, viene ribadita l’urgenza di ripensare nel codice dei contratti pubblici le procedure di affidamento, il regime delle responsabilità e la disciplina delle “micro-gare”. Molto bene l’Ecobonus per rilanciare il settore dell’edilizia, ma deve essere assicurata la cessione del credito fiscale da parte delle imprese realizzatrici e allargato l’incentivo agli interventi di efficientamento dei consumi degli edifici energivori, soprattutto quelli più colpiti dalla crisi (alberghi, stabilimenti industriali, cliniche…).

Perplessità sul “tax credit vacanze”, che posticipa l’incasso delle somme per i gestori delle strutture ricettive. Più utile sarebbe, come già proposto da Confprofessioni, «una imposta sostitutiva di Irpef (o Ires), addizionali e Irap al 5%, per 5 anni, a favore di tutti gli operatori del settore». Dubbi anche sul sistema degli ammortizzatori sociali, per effetto dell’intervallo temporale tra le prime 5 settimane e le successive 4 previste dal nuovo decreto. Confprofessioni interviene anche sul rafforzamento patrimoniale delle imprese, sottolineando però che la soglia prevista dal decreto rilancio (5 milioni di euro di ricavi) taglia fuori più del 95% delle imprese del nostro Paese, mentre è necessario che questi incentivi raggiungano la realtà della Pmi.

Inaccettabile infine l’esclusione dei professionisti dal contributo a fondo perduto previsto per gli imprenditori. «Garantire equità e coesione sociale passa anche dall’assicurare a tutti i soggetti economici, indipendentemente dalla forma giuridica, lo stesso trattamento se si trovano nelle medesime condizioni. Per questo ci aspettiamo che il Parlamento ponga rimedio a questa ingiusta sperequazione».