Negli emendamenti al Decreto Rilancio c’è anche l’agevolazione delle spese per le diagnosi energetica e sismica non seguite dai lavori

Superbonus, proroga al 2022 (o al 2025?)

Un gran numero di emendamenti chiede la proroga della durata del superbonus, che il DL 34/2020 ha fissato al 31 dicembre 2021. Le ipotesi spaziano dal più realistico 2022, proposto e annunciato già nei giorni scorsi, da vari esponenti della maggioranza, al 2023 2025, chiesti dalle opposizioni. Un orizzonte di lungo periodo sarebbe di sicuro utile alla programmazione degli interventi che, soprattutto in condominio, spesso richiedono procedure complesse, ma è più probabile che passi una soluzione compatibile con le coperture esistenti.

Superbonus per seconde case e alberghi

Da più fronti è arrivata la richiesta di includere nel superbonus tutte le seconde case, ad eccezione di quelle di lusso.

Al momento le seconde case sono ammesse al superbonus per la riqualificazione energetica solo se situate in un condominio.

L’esclusione degli edifici unifamiliari non risponde però all’esigenza di efficientamento di tutto il patrimonio costruito.

Alla detrazione maggiorata potrebbero accedere anche strutture ricettive e alberghi, che avrebbero così l’occasione per riqualificare e mettere in sicurezza le loro strutture.

Superbonus per diagnosi energetica e sismica senza lavori

Alcuni emendamenti chiedono si agevolare con il superbonus le spese per la diagnosi energetica e sismica degli immobili anche se alla classificazione non faccia seguito la realizzazione dei lavori.

Nel caso in cui, in un secondo momento, si decida di realizzare gli interventi, le spese sostenute per la diagnosi saranno conteggiate ai fini del raggiungimento del tetto di spesa e del calcolo della detrazione.

Sismabonus, tetto di spesa a 130mila euro

La maggioranza, ha chiesto di elevare da 96mila a 130mila euro il tetto di spesa su cui calcolare il sismabonus e ha proposto di agevolare anche le spese per la locazione temporanea o l’utilizzo provvisorio di soluzioni abitative alternative per un limite massimo di spesa di 6mila euro e per un periodo non superiore a un anno.

Superbonus per professionisti e imprese

Per favorire la riqualificazione del maggior numero di immobili, da più gruppi politici è stata formulata la richiesta di includere tra i beneficiari anche i professionisti e le imprese, al momento espressamente esclusi.

Un passaggio che darebbe la possibilità di efficientare e mettere in sicurezza anche studi professionali e altri edifici destinati all’esercizio dell’attività professionale o di impresa.

Superbonus per fotovoltaico e impianti

La maggioranza propone di inserire, tra gli interventi sugli impianti agevolati con il superbonus, l’installazione di collettori solari, caldaie alimentate a biomassa e impianti di microcogenerazione, ma anche gli interventi necessari per la sostituzione della canna fumaria collettiva esistente mediante sistemi fumari multipli o collettivi nuovi, compatibili con apparecchi a condensazione.

Chiesta inoltre l’agevolazione non solo per gli impianti fotovoltaici installati sugli edifici, ma anche per quelli sulle pertinenze, subordinando in entrambi i casi il bonus alla cessione in favore del GSE dell’energia non autoconsumata in sede o non condivisa per l’autoconsumo.

Superbonus per la qualità e la sicurezza ambientale

Per rispondere ad esigenze di qualità e sicurezza dell’ambiente in cui gli edifici si collocano, gli emendamenti propongono l’estensione del Superbonus agli interventi di sistemazione a verde e al “verde tecnologico” cioè verde pensile su tetti, solai, terrazze, lastrici solari e pareti verticali, che unisce alla ristrutturazione dell’edificio la mitigazione delle temperature.

Tra le proposte spicca inoltre quella di riconoscere il Superbonus ai sistemi di captazione e recupero delle acque meteoriche per uso domestico, a condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi maggiori, fino a un ammontare complessivo delle spese non superiore a 30mila euro.

Per favorire la sicurezza del territorio, è stato inoltre proposto il Superbonus per gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio idraulico, quali la trasformazione delle superfici impermeabili in superfici permeabili, la realizzazione di opere per conseguire l’invarianza idraulica rispetto alle condizioni preesistenti all’edificazione, la delocalizzazione dei fabbricati esistenti nelle fasce fluviali e nelle aree classificate a rischio nei piani di assetto idrogeologico (PAI) o nei piani di gestione del rischio di alluvione (PGRA).

Sono stati infine proposti gli incentivi maggiorati anche per la rimozione dell’amianto e delle barriere architettoniche.

Superbonus e semplificazione delle procedure

Per evitare che gli strascichi della pandemia rallentino l’avvio dei lavori, le assemblee condominiali dovrebbero potersi svolgere in videoconferenza, nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità, purché siano individuati sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti e sia garantita la pubblicità delle sedute.

Congruità e sanzioni

Il Decreto Rilancio prevede, tra i vari compiti del professionista, l’asseverazione sulla congruità delle spese sostenute per la realizzazione degli interventi agevolati. Dato che non ci sono altri riferimenti, alcuni emendamenti propongono che la congruità sia asseverata applicando il prezzario regionale o, in sua assenza, quello della regione più vicina.

Dalla maggioranza è arrivata la proposta di raddoppiare le sanzioni a carico dei professionisti in caso di asseverazioni infedeli.

Le multe ammonterebbero così da un minimo di 4mila euro ad un massimo di 30mila euro (oggi partono da 2mila euro e arrivano a 15mila euro).

Il Decreto Rilancio, lo ricordiamo, stabilisce inoltre che i professionisti dovranno stipulare una polizza di assicurazione da 500 mila euro per il risarcimento di eventuali danni provocati dalla propria attività di asseverazione.

Superbonus, idee per sfruttarlo al massimo

Gli emendamenti propongono una serie di soluzioni per evitare che, eventuali riduzioni di reddito implichino la perdita del beneficio fiscale.

Alcune delle proposte segnalate prevedono che, qualora nel corso del periodo di fruizione del beneficio si verifichi una riduzione reddituale di almeno il 20% rispetto alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, tale da determinare l’impossibilità di sfruttare la detrazione totalmente o in parte, il beneficiario possa traslare la quota di detrazione non usufruita all’anno successivo o prevedere un allungamento temporale per recuperare gli importi non detratti.

Altre proposte prevedono che il contribuente possa scegliere se recuperare la detrazione in 5 o 10 anni. In questo modo, anche chi ha capienza fiscale inferiore potrebbe recuperare le spese sostenute.